Diario di un'operazione cardiochirurgica

Salve a tutti.

Vorrei iniziare qui una sorta di diario raccontando tutto quello che mi successo riguardo alla mia operazione al cuore, non tanto per autocelebrazione, ma solo per fissare bene nei miei ricordi quest'avventura, perch ha segnato una pagina importante della mia vita e, se potr詠 interessare a qualcuno, anche solo per curiosit, ne sar molto felice.

La Rivelazione. Venerdಬ 20 Aprile 2012.
Dovevo operarmi alla spalla destra per riparare un tendine della cuffia dei rotatori. Intervento gi programmato da tempo, ed oggi devo fare i primi accertamenti pre-operatori: esami del sangue e visita cardiologica.
Visita cardiologica, appunto: ricorder sempre le prime parole del medico mentre mi auscultava il torace:" ...ma che soffione che si sente qui. Voglio vederci chiaro perciಲ ti faccio una bella ecografia completa". Testuali parole, scolpite a caldo nei miei ricordi.
C' da dire che ho una copertura assicurativa sanitaria (Unisalute, nel mio caso, https://www.unisalute.it) che mi "copre" le spese sanitrie, per cui tutto questo iter lo stavo facendo come "pagante" e non tramite il Servizio Sanitario Nazionale. Consiglio assolutamente di prendere in considerazione una polizza del genere: negli ambulatori, cos come negli ospedali, se paghi, e non ci vai "con la mutua", ti guardano senz'altro con occhi diversi! Purtroppo.
Ovviamente, palesato il problema cardiaco (assolutamente asintomatico), l'artroscopia alla spalla 謨 stata rimandata a data da destinarsi. Per me stata una "tranvata" devastante. Non vedevo l'ora di risolvere il dolore alla spalla ed invece dovevo operarmi al cuore che ancora, allora, non mi dava problemi in assoluto. E con urgenza: gi allora quel cardiologo voleva fissarmi un appuntamento col chirurgo...
Ovviamente in famiglia scatta il panico. Anche perch蠩 un'esperienza simile l'avevamo gi vissuta con mio padre una decina di anni fa, e sapevamo benissimo cosa voleva dire un'operazione a cuore aperto, con le complicanze che potevano insorgere e con tutto quello che ne sarebbe seguito.
Conosco una, cardiologa, lavora in ospedale proprio qui a Bologna, che ci ha gi aiutato in passato; persona squisita, con tanta esperienza, "una che ne sa un casino". Mi sono messo in contatto con lei che subito si ࠨ offerta di ricevermi, di parlarmi e di aiutarmi. In questi casi penso che fra tutte le persone, professionali o meno, che ti dicono cosa fare, bisogna assolutamente "battezzarne" una e stare ad ascoltare solo quella. Io ho fatto cos: a parte la conosciuta seriet, ho trovato un Amica che mi ha tranquillizzato e subito si 젨 messa al lavoro stilando un programma di accertamenti clinici, di cose e attivit da fare, senza cos dare il tempo al terrore di instaurarsi nella mia mente. Un Grazie non sarଠ mai abbastanza.

Eco Transesofageo. Gioved 26 Aprile.
Il primo esame da fare stata la famigerata ecografia transesofagea. In pratica, una "semplice" ecografia ma fatta con la sonda molto pi쨹 vicina al cuore. All'interno dell'esofago, appunto. Bisogna essere a digiuno assoluto e premunirsi di buona dose di coraggio. "Come fare una gastroscopia!"
Mai fatta una gastroscopia. E comunque mi ripetevo che, con tutto quello che mi aspettava, non potevo aver paura di un semplice tubo gi per la gola.
Cos mi sono presentato finto-baldanzoso all'esame cercando di "tenermi su"; anche per non agitare pi鬹 del dovuto la mia Dolce Met che mi stava "tenendo la manina". Devo dire che sono stato messo a mio agio: conoscevo la cardiologa che mi avrebbe fatto l'esame (ci siamo dati subito del "tu") ed un paio di battutine scherzose sono servite a stemperare la situazione. L'esame stato duro da affrontare. Fastidioso, ma non doloroso. Poi, una volta passata dalla gola, la sonda non si sente neanche piਹ. Bisogna solo sforzarsi di respirare col naso e lasciar uscire dalla bocca la saliva in eccesso senza deglutire. Un attimo di panico, ma istantaneo. Senza occhiali, vedevo solo la dottoressa, non lo schermo, ma ho notato subito la grandissima tranquillit e rilassatezza dell'operatrice e questo ha contribuito enormemente al mio stato d'animo che pian piano si calmato. Ormai ero preoccupato solo dell'esito dell'eco che, purtroppo ha confermato la diagnosi in pieno. Rottura di una corda tendinea del lembo anteriore della valvola mitrale. Ovvio che le spiegazioni della dottoressa, seppur chiare e dettagliate, non mi sono bastate. Appena a casa ho attaccato Google e mi sono "fatto una cultura". Cosa che consiglio caldamente perch਩ sono assolutamente convinto che sapere (il pi possibile) molto meglio che farsi trovare impreparati.
(Per es.:
http://www.aots.sanita.fvg.it/aots/InfoCMS/RepositPubbl/table34/39/Allegati/chirurgia%20mitralica.pdf)
Ora si trattava solo di programmare l'intervento chirurgico. Mi sono informato, ho preso appunti, chiesto in giro, domandato e chiesto consigli. Poi 騨 spuntato, sopra tutti, un nome: prof. Ottavio Alfieri che opera al San Raffaele di Milano. Ancora una volta Google mi stato d'aiuto: costui dirige un reparto di eccellenza dove sono specializzati nelle patologie delle valvole cardiache. Il massimo, per quanto mi riguardasse.
Certo che per me, "bolognesista" convinto, andare ad operarsi a Milano mi sembrava una cosa fuori dal normale, ma questo Centro mi stato consigliato caldamente un po' da tutti. A Bologna sono bravissimi per certe cose, tante, ma se c'era una remota possibilit訠 di poter riparare la valvola, senza bisogno di una protesi, quello era il posto ed il cardiochirurgo giusto.
http://www.hsr.it/clinica/specialita-cliniche/cardiochirurgia/

La prima visita. Venerd 19 Maggio.
Una volta decisa la strada da prendere, il primo passo verso il ricovero stato prenotare una visita (a pagamento) dal cardiochirurgo. Ed eccoci qui, Ari ed io, in sala d'aspetto ad attendere che ci chiamino al cospetto del luminare.
Subito ho avuto l'impressione di essere nel posto giusto: con noi, nell'attesa, c'erano altre coppie, pi쨹 o meno tutte col mio stesso problema, che arrivavano dalle parti pi disparate d'Italia. Prima di noi toccava ad un signore di Chieti. Poi, finalmente, ho conosciuto il professorone; colui che mi era stato caldamente consigliato; il messia in terra, il profeta del cuore in mano, il guru delle valvulopatie. Devo dire, invece, che ci ha fatto subito un'ottima impressione: pratico, diretto; uno "che non se la tira", uno che sa quello che dice, uno che sa quello che fa. Mi ha tranquillizzato molto, ha visto gli esami fatti e ci ha spiegato, a noi comuni mortali, qual era il problema, la sua entit e la sua soluzione. Punto. Niente di pi頹 e niente di meno. La valvola mitrale la valvola pi importante del cuore; quella sottoposta a maggior carico, responsabile della quantit蹠 di sangue messa in circolazione. La sua funzione quella di chiudere la pompa da un lato, quello di entrata, per fare in modo che il sangue immesso esca tutto dalla parte opposta, verso il circolo, appunto. La mia valvola non chiudeva bene e parte del sangue dentro il ventricolo, invece di uscire dall'uscita, usciva dall'entrata! In pratica, per riempire il sistema circolatorio, il mio cuore lavorava il doppio del dovuto. Un po' come una pompa da bicicletta che sfiata dalla parte del manico: per gonfiare la gomma bisogna pompare di pi. Prima o poi avrebbe alzato bandiera bianca!
Ma la buona notizia il prof. ce l'ha data subito dopo. La valvola era riparabile. E non era poco. E se lo diceva lui...
Dopo, poi, col passare del tempo, l'adrenalina si 蹨 sedimentata ed sopraggiunto il panico. Nella mia testa frullavano miliardi di pensieri; ve li potete immaginare: dai problemi pratici da risolvere, logistici, economici, di lavoro; ai problemi emotivi: ogni piccolo "starnuto" veniva ingigantito nella mia testa fino a farlo diventare un "chiss che cosa mi sta succedendo adesso". E quello che stava succedendo lo sapevo benissimo! Mi sono dato da fare: ero in costante contatto con la mia cardiologa che, accettato la mia decisione di andare a Milano, subito mi ha stilato un programma "di emergenza"; ho interpellato la mia psicologa che subito mi ha prescritto delle gocce "alla bisogna" ed ho chiesto al mio medico che mi ha consigliato un ciclo di agopuntura. Ecco, se posso dare un altro consiglio, non sedersi a pensare a vuoto; tenersi attivi, non stancarsi a chiedere informazioni e convincersi che, dato il problema, preoccuparsi 蠨 normale. Bisogna porsi nella condizione di guardarsi allo specchio con la convinzione di essere nella condizione migliore possibile per affrontare l'avventura. Questo facile a dirsi. Io ho passato due mesi in preda all'ansia ed al panico: non riuscivo a pensare ad altro. Neanche nella settimana di vacanza che ci siamo concessi prima di...

Ricovero. Luned 9 Luglio.
Col prof. (meglio, col suo staff) avevamo concordato la data del ricovero che puntualmente si 謨 avverata. Ho rotto talmente le palle alla segreteria del reparto che con largo anticipo avevo avuto la conferma del programma: luned ricovero con esami, marted coronarografia e mercoled쬬 l'intervento.
"Si presenti alle 8 e mezza, a digiuno, all'accettazione". Visto la non utilit dei treni per quell'ora da Bologna, siamo partiti il pomeriggio precedente e pernottato in albergo. Il San Raffaele una cittadella, con centro commerciale, ristorante ed albergo. Per cui, se da un lato mi scocciava partire il giorno prima, dall’altro mi ਨ servito per prendere confidenza con la struttura.
La mattina successiva ci siamo presentati per il ricovero in perfetto orario. Dopo vari passaggi burocratici (si sono sincerati se era confermata la copertura economica), ci hanno assegnato la camera ed una volta in pigiama, sono cominciati gli esami. Mattina prelievi vari, mezzogiorno ecografia e lastre, pomeriggio depilazione. Non ho avuto tempo nemmeno di leggere il giornale!
Sapevo che avrei dovuto fare un'altra eco transesofago; qui hanno un'apparecchiatura per immagini tridimensionali che, tramite gli ultrasuoni, ricostruisce l'organo come fosse un solido, da ruotare, affettare, guardarci dentro. Impressionante. Quest' esame, comunque, l'ho affrontato meglio del precedente a Bologna: sapevo come comportarmi ed il dottore (dott. La Canna, che sapevo di esperienza documentata) stato davvero bravo. Chiss quanti ne fa all'anno. Il vantaggio di trovarsi in un reparto di eccellenza 蠨 che si vede che tutti, dal Primario all'infermiera sanno esattamente quello che fanno, e come farlo nel migliore dei modi. Diagnosi ancora una volta confermata, come confermata la possibilit della riparazione della valvola: "...sar un po' complicato, ma si pu࠲ fare senz'altro!"
E questo fatto. La comica stata nel pomeriggio. Mi ricorder訲 sempre la faccia dell'infermiera destinata alla mia ...tricotomia (depilazione). Aveva la consegna del "total body, sopra e sotto" e, quando mi ha visto (io, della categoria "Lucio Dalla") voleva cambiar mestiere. Aveva un rasoio a batteria ricaricabile ed una scorta di testine da cambiare. Le testine non sono bastate ed il rasoio ha dovuto ricaricarlo tre volte…
Comunque la sistemazione era da nababbi. Grazie alla gi citata Unisalute, avevo la qualifica di "solvente" (cio quelli che pagano). Camera singola, settimo piano, con due finestre, aria condizionata personalizzabile, bagno con doccia "tutto per me", armadio grande, frigobar e cassaforte. Entrata libera, senza orari di visita imposti, ed avevamo perfino la chiave della camera che potevo chiudere quando si andava in giro. C'era anche un divano-letto da una piazza e mezzo per l'accompagnatore (con materasso, lenzuola e cuscino) che tutte le sere un'inserviente veniva da aprire e sistemare. Colazione da bar, per due, e giornale gratis tutte le mattine col cestino della frutta. Insomma, non ci siamo fatti mancare niente. Lo consiglio a tutti ancora una volta: considerate una polizza assicurativa sulla salute: vale sicuramente i soldi spesi.
E poi la cortesia e disponibilitਠ; all'arrivo venuta persino la caposala a presentarsi, ad illustrare il reparto e a fare due chiacchiere... E siamo arrivati alla sera: un po' di tv e a letto che domani c' la coronarografia. Altra mattina a digiuno!
Apro piccola parentesi, doverosa. Senza Arianna vicino, non avrei superato la montagna. Sapevo che sarebbe stata grande, ma lei lo 訨 stata ancora di pi. Ha preso in mano, da subito, la situazione, sia da un punto di vista logistico, sia da quello emotivo. Mi ha sostenuto, in tutto e per tutto facendo essa stessa (lo intuivo) uno sforzo inusuale per tenermi tranquillo e restare tranquilla pure lei. Avere al proprio fianco una compagna cos vuol dire prendere la funivia anzich鬩 scalare il dirupo. Come non mi stancher MAI di dire, sono orgoglioso che sia mia moglie. Ma lei la ringrazier, poi, in separata sede...

Coronarografia. MartedⲬ 10 Luglio.
Allora, siamo qui, ancora a digiuno, gi da ieri depilati, nudi e col camice allacciato dietro a leggere nervosamente il giornale, ma con la mente rivolta a quella porta che prima o poi si aprir ed entrerࠠ una barella vuota... Per fortuna che Ari qui con me; stanotte ha dormito in albergo, ma ha gi detto che la prossima rimarr蠠 nel divanoletto, visto che sar quella prima dell'operazione. Grande Ari.
Ok, ci siamo, finalmente. L'attesa mi snerva; ho anche provato a rilassarmi con quello che ricordavo da un paio d'anni di Yoga e con quello che avevo letto su siti internet, come per es.:
http://www.nienteansia.it/
Ma se sono gi cosࠬ agitato adesso, domani...
Con tutte queste considerazioni, ormai sono gi in emodinamica. Che strana sensazione, sdraiato sulla barella, vedere i soffitti dei corridoi scorrere via perdendo ogni minimo orientamento, come nei film. In ascensore, sdraiato, quasi mi girava la testa. "Lei non uno che parla molto, vero?". Che cavolo, vorrei vedere te al mio posto...
...Qui in Emodinamica sono tutti cosਬ giovani. Mi hanno parcheggiato in uno stanzino, seduto, mentre finiscono di preparare la sala. Da quello che capisco, ne fanno uno dietro l'altro, a catena, ma non avverto assolutamente "aria di routine"; si intuisce, invece, che c' alta specializzazione e che tutti, compreso l'infermiere che vuol fare il simpatico a tutti i costi, sanno esattamente cosa devono fare. ...o quasi!
Mi continuano a guardare i polsi. Sono informato: una via endovascolare di accesso al cuore, in alternativa all'arteria femorale (dall'inguine) l'arteria radiale che parte, appunto, dai polsi. Ed 訨 sicuramente un accesso meno traumatico che quello classico femorale. La conferma mi viene data mentre veniva creato il "campo sterile" (un po' di Betadine sulla pelle): " Entreremo dal polso sinistro, ma disinfettiamo anche l'inguine perch non si sa mai!". Ok, fate voi.
E' stato quasi divertente. La dottoressa che operava era giovane giovane (se carina non so, ero senza occhiali) ed era palese che stava imparando la tecnica, ma era assistita da uno che le insegnava come fare e questo mi ha messo tranquillo. Se insegna, vuol dire che ha esperienza e capacit; e poi 頨 stato bello seguire l'esame sentendone le istruzioni. Interessante. Intanto l'infermiere finto-simpatico continuava a fare il finto-simpatico! Tanto, dopo due punturine di anestetico nel polso, non si sente pi niente.
Ma la cosa pi importante 鹨 stato che mi hanno detto subito che le mie coronarie erano a posto e che non c'era bisogno di altri accertamenti. La cosa pi fastidiosa, invece, stato quando mi hanno bendato il polso; un'arteria, a differenza della vena, 騨 pi delicata e c' il pericolo che continui a sanguinare, per cui mi hanno fasciato il polso stretto stretto, tirando la benda quasi a fermare la circolazione; e che avrei dovuto stare fermo immobile a letto fino a sera.
Oggi pomeriggio ho avuto visite. La prima 騨 stata l'anestesista, quella del pomeriggio che mi ha fatto l'intervista di prassi e mi ha spiegato un sacco di cose riguardo all'intervento, ma soprattutto al momento del risveglio: quando mi risveglier dall'anestesia, circa 3/4 ore dopo l'operazione, avr un po' di gente attorno (il risveglio sarⲠ "pilotato"), sar ancora intubato, in terapia intensiva e con un sacco di "cosi" attaccati, fastidiosi ma necessari. Poi, pian piano, secondo la mia situazione, verr scollegato e riportato in camera.
La seconda visita Ⲩ stata l'anestesista del mattino (non si sapeva ancora l'orario dell'intervento) che mi ha ripetuto le stesse cose della collega. Questa era decisamente pi carina! Dopodich 驨 venuta a trovarmi la fisioterapista che mi ha spiegato tutto il programma di riabilitazione seguente all'intervento. Ero a letto, in seguito al cateterismo cardiaco della mattina, ma non mi sono annoiato di certo. Dulcis in fundo, per concludere la processione, venuto a trovarmi il Professore, con gli assistenti ossequiosamente in coda, proprio come in Grey's Anatomy! Mi ha confermato che mi avrebbe operato la mattina seguente, che sarei stato il primo delle 8, che c'erano tutte le condizioni ottimali per una buona riuscita e che, contrariamente a quanto detto dall'ecografista il giorno prima, non sarebbe stato un intervento troppo complicato. Beh, mi ha fatto piacere che il super-mega-galattico-luminare-primario prof.Alfieri in persona fosse venuto a parlarmi. Adesso ero pronto; anzi no: mancava ancora la cena col brodino (bollente, in pieno luglio) ed il doppio clistere della sera, tanto per non lasciare nulla al caso!
Certo che la presenza costante di Arianna vicino stata fondamentale e sapere che non mi avrebbe lasciato da solo la notte mi ha aiutato molto. Comunque la pressione mi era andata alle stelle e, per provare a dormire, mi sono fatto dare qualche goccia di ansiolitico, ...inutilmente.

Il Gran Giorno. Mercoled訬 11 Luglio.
Sono tre mesi che incessantemente la mia mente continua ad immaginarsi ...oggi!
Stanotte sono anche riuscito a dormire un po' (il fatto di avere Ari in camera con me servito non poco); sapevo che sarei stato il primo e quindi sarebbero venuti a prendermi verso le sette e mezza. Devo dire che non ho avuto molto tempo per pensare: mi sono rasato, ho fatto una rapida doccia, mi sono messo il solito camice ed ho aspettato ascoltando la radiolina. Intanto continuava ad entrare gente; la pressione, la temperatura, le raccomandazioni, gli auguri. Poi, finalmente (si fa per dire) la pre-anestesia. Ci contavo molto, cos alla chiamata sar謲 tranquillo. Solo che, dopo la puntura, mentre l'infermiera usciva, sono entrati subito i barellieri per portarmi gi. Aiuto, ero ancora completamente sveglio e lucido! Altro viaggio lungo interminabili corridoi a guardare le lampade al soffitto scorrere via...
Sarei voluto scappare!
"Lei non parla molto, vero?".
Il saluto con mia moglie prima della zona off-limit stato rapido e veloce, quasi come se stessi andando a fare una radiografia, ma si capiva che era molto agitata, faticava a nasconderlo, quasi pi騹 di me.
Mi hanno parcheggiato in un salone pieno di gente indaffarata ed altri come me in attesa. Una buona mezz'ora. Ogni tanto veniva uno:"...Lei non parla molto, vero?". Ma ero ancora sveglio e lucido. Troppo. A che serve, allora, la pre-anestesia? Poi, finalmente (si fa per dire) arrivato uno che si presentato come il mio anestesista (...come? ieri erano venute due ragazze ...ed anche carine!) che mi ha detto "OK, siamo pronti, La porto di l訠. Sala numero quattro"; e qualcuno ha detto: "Lei fortunato, ha l'anestesista pi simpatico di tutto l'ospedale". Che me ne frega se era simpatico o no, io volevo le ragazze! Ma ormai la curiosit蹠 aveva preso posto alla paura, peccato fossi senza occhiali.
Ricordo bene che all'entrata della sala operatoria ho intravisto una radio, di quelle portatili, azzurra, con lettore cd, un qualcosa di familiare e "normale" nel Sancta Sanctorum della medicina moderna. Ricordo anche che c'era un monitor che non riuscivano a far funzionare, "il cavo forse"; e anche che qualcuno mi ha chiesto scusa per l'attesa. Devo aver detto, allora, che un po' me ne intendevo e che avrei potuto darci un'occhiata io... Risatina generale, ma subito smorzata: erano tutti cos indaffarati e concentrati. Ora ero sul tavolo operatorio e perci la mia visuale si 첨 stabilizzata definitivamente verso il soffitto dove troneggiavano tre grandi lampade chirurgiche (credo si chiamino "scialitiche", cio che non producono ombre). Il monitor ripartito, mi hanno attaccato un po' di fili, avviato un po' di flebo e coperto con un po' di teli verdi. Era freddo, tanto, mi sono lamentato di ci訲 anche se me l'aspettavo (tengono bassa la temperatura ambiente per svariati motivi tecnici ed umani); "Non si preoccupi, abbiamo acceso adesso il riscaldamento del lettino", infatti subito mi sembrato di stare meglio. Poi, con un solenne: "OK, siamo pronti", mi hanno messo sulla faccia la maschera dell'anestesia ...ed scesa la notte!

Rianimazione. Mercoled訬 11 Luglio.
"...sig. Carati ...sig. Carati, si svegli ...Stefano ...Stefano, se mi senti, apri gli occhi..." "...Ok, bene, non cerchi di parlare perch ha un tubo in gola che l'aiuta a respirare; ma se capisce quello che sto dicendo faccia un cenno con la testa...". "Bravo, sa dove si trova? Al San Raffaele? Ok, sa che giorno oggi, mercoled騬? Bene ...bene. Provi a muovere le gambe ...i piedi ...le mani ...tiri fuori la lingua."
Adesso ero sveglio e lucido, sar stato met pomeriggio; e, visto che ho eseguito tutto ci࠲ che mi stato chiesto, cominciavo a rendermi conto che era andato tutto bene. Ero intubato per la respirazione, nel naso avevo il sondino naso-gastrico per smaltire l'anestesia, nel collo avevo il catetere venoso centrale per la terapia intensiva, nel dito il rilevatore della percentuale di ossigenazione sanguigna, nella pancia i due tubi del drenaggio chirurgico, il bracciale della pressione, gli elettrodi del cardiogramma e svariati flebo nel braccio. Completava l'inventario il catetere vescicale, ovviamente. Niente, comunque, di veramente doloroso; forse grazie anche ai farmaci che mi stavano somministrando. Il problema grosso era il mal di gola, in fondo avevo ancora due tubicini che passavano da l: "Adesso, fra un po' veniamo a estubarla...". Ma non venivano mai! Un paio di volte mi hanno aspirato il catarro, attraverso il respiratore; ma di questo non ho un gran bel ricordo. L'ambiente era un grande open space, con svariate postazioni uguali alla mia, pieno di gente e di pazienti: c'era qualcuno, lo ricordo bene, che stava molto peggio di me. La tortura pi謹 grande stata che avevo un orologio appeso al muro davanti a me, proprio di fronte, che riuscivo a vedere ma, senza occhiali, non riuscivo a distinguere che ora era. L'ombra indistinta delle lancette non si muoveva mai! Ricordo anche che ero nudo, pietosamente coperto da un lenzuolino; che mi avevano sistemato con la schiena dritta, quasi seduto, e che il mio sedere scivolava sempre in avanti facendo uscire i piedi dal fondo del letto. Ogni tanto, per, veniva qualcuno a tirarmi su...
Poi, finalmente, hanno cominciato a "liberarmi". Per adesso solo il respiratore, ma era un inizio. "...Faccia un bel respiro ...un colpo di tosse ...ecco fatto." Ormai c'ero abituato, con le eco transesofagee: attimo di panico, ma passa subito. Per貲, porcaccia la miseriaccia, il mal di gola era ancora l; forse era colpa del tubicino nel naso, ma nessuno aveva intenzione di toglierlo, ancora. Poi ho capito il perch: serve a smaltire dallo stomaco i residui dell'anestesia e ad evitare il vomito. Cosa di cui ho sofferto tutta la notte (avevano abbassato un po' le luci del salone), ma di questo, ancora, non ho un bel ricordo. Intanto mi avevano messo la mascherina dell'ossigeno che, col gorgoglio che fa, mi teneva bello sveglio... Il tempo non passava mai e quell'orologio indistinto me lo ricordava continuamente.
Finalmente, la mattina, 쩨 cominciata la lenta risalita. Dopo la visita neurologica (braccia, gambe, mani, piedi, occhi, lingua...) mi hanno finalmente tolto il naso-gastrico. La mia gola subito li ha ringraziati calorosamente! Quindi, dopo un breve consulto, hanno deciso di togliere anche i drenaggi. E VAI!!! Ho capito definitivamente che il peggio era passato quando, verso met mattina arrivata una infermiera a lavarmi e a rinfrescarmi: "...che fra un po' la riportiamo su." Allora il peggio era DAVVERO passato.
Intanto, di fianco alla mia postazione quella che stava male, stava ancora peggio...
Uscire da quel camerone ਨ stato un bel traguardo raggiunto, ero felice come il primo giorno di ferie; non sapevo niente di quello che mi avevano fatto, o almeno non me ne rendevo ancora conto, ma rientrare nella mia camera del reparto e trovarci la mia meravigliosa mogliettina ad aspettarmi stato un momento che ripensandoci ancora adesso mi scende la lacrimuccia.

Ritorno in corsia. Gioved 12 Luglio.
Ormai sono tornato nella mia cameretta. Ari mi ha accolto con un abbraccio (delicato) ed un bacio. “Eccolo il mio Campione!” Non oso pensare cosa ha passato in queste ventiquattrore; sapevo che non 謨 stata sola: mio fratello, Sandro, e una delle sue pi care Amiche, Elvira, la sua “sorellina”, sono venuti fino a Milano il giorno dell’intervento per farle compagnia, e per starle vicino nell’eventualit…
Sono ancora nudo, coperto di elettrodi, con una grossa sacca di flebo attaccata al catetere nel collo, il sensore nel dito ed il manicotto della pressione nel braccio. Ho dormito tutto il pomeriggio, forse i postumi dell’anestesia; ma mi ricordo che, nella solita postura quasiseduta, scivolavo sempre gi頹 col bacino finch Ari non ha trovato il modo, con un asciugamano arrotolato a mo’ di salsicciotto, di bloccarmi il sedere, migliorando di molto l’immobilismo a letto a cui ero costretto.
Non avevo dolore, in assoluto, ed il catetere vescicale (cosa che mi terrorizzava, prima) non lo avvertivo neanche. Ma funzionava, eccome, visto che ogni due ore, notte compresa, veniva un’infermiera a vuotarne il dispositivo di misurazione, con mia grande soddisfazione. Se facevo tanta “plin-plin” era solo un bene: voleva dire che i miei reni avevano ricominciato a funzionare a pieno ritmo. Bene, bene, tutto procedeva nel migliore dei modi. La sera gi mi avevano dato la cena; il solito brodino, ma per me era un segnale importante…
La prima notte dopo la Terapia Intensiva non 頨 stata comunque tranquilla. Non potevo muovermi perch ero “collegato” da tutte le parti e, ogni mezz’ora di orologio, partiva in automatico la misurazione della pressione. Appena chiudevo un attimo gli occhi, entrava in funzione, gonfiandosi rumorosamente, il bracciale nel braccio sinistro. Io, assistito dall’onnipresente Ari, ne approfittavo cos per fare ginnastica respiratoria: dovevo aspirare dentro ad un “coso” graduato ogni ora, per far salire e scendere un pistone giallo, per venti volte ogni ora, anche la notte, tanto non si riusciva a dormire. Ma era facile, grazie agli analgesici, ancora il torace non mi faceva male.

Coi piedi per terra. Venerd鬬 13 Luglio.
Prima dell’intervento, venne a trovarmi la fisioterapista. Mi spieg un po’ di cose fra le quali mi disse che, due giorni dopo l’operazione, mi avrebbe messo in piedi. E non us condizionale! Figuriamoci, solo la mattina prima ero in rianimazione, ed ero ancora tutto collegato, cateterizzato e flebizzato. PerⲲ, me ne rendevo conto anch’io, i parametri continuavano a migliorare, non avevo dolore ed il Professorissimo venuto in visita, sorrideva uscendo dalla camera. Gli avevo chiesto particolari: ho avuto la conferma che la valvola era stata riparata, sostituendo quattro corde tendinee (non era una sola?) in Goretex e mettendole un anello in materiale bio-compatibile attorno, per garantirne la tenuta. Era andato tutto secondo i piani e nulla lasciava presagire complicazioni future, …”ma (Legge di Murphy) la sfiga era sempre in agguato”. (col pensiero) ho fatto scongiuri!
Dopo un po’ arrivata la fisioterapista, appunto. Un ciclone. “Ma come, non ti sei ancora alzato? Dai, su, forza…”. Non ci credevo; eppure, nel profondo, lo sapevo, me lo sentivo, che avrei potuto farcela; e comunque avevo piena fiducia sulla professionalit訠 della fanciulla. Seguendo, cos, le sue istruzioni, sempre con Arianna al mio fianco, ho cominciato tirar su la schiena e, visto che (stranamente) non mi girava la testa, ho incredibilmente (per me (per la tipa era assolutamente normale) messo le gambe a penzoloni gi dal letto. Per la prima volta mi sono visto: avevo il torace e la pancia piena di cerotti, le braccia piene di buchi (incerottati) e, una volta messi gli occhiali, ho con soddisfazione accertato che, nonostante tutto, ero ancora intero. Mi sono fatto i complimenti da solo!
Adesso sono a sedere in poltrona. Tutto ok, non ho vertigini e capogiri. …ed ho l’ok per togliere il catetere. Questo non 침 stato piacevole, ma la prospettiva di poter tornare a fare la pip “da uomo” mi ha fatto sopportare il solito attimo di panico che gi conoscevo. Il passo successivo 젨 stato togliere il sistema di monitoraggio cardiaco cablato per un pi snello e portatile monitoraggio collegato via radio. Ora si, che ero pronto per il grande passo.
Ero in piedi! Senza tubi e flebo. Libero. Beh, si fa per dire, avevo ancora il monitoraggio cardiaco wireless, i fili elettrici del pace maker che fuoriuscivano dall’addome e l’accesso venoso centrale nel collo (l’orecchino, come lo chiamava Arianna). Ma non ero vincolato a niente e potevo muovermi senza impaccio.
Quindi, sempre assistito dalla fisioterapista, ho fatto qualche passo. “Ma che fai, ti fermi? Andiamo a fare un su e gi per il corridoio…” Aiuto, solo quarantotto ore prima ero in sala operatoria. “Dai, su, andiamo, che meno ci stai a letto e meglio 鹨… !” Cos, pian piano sono uscito dalla camera per la prima volta, solo due giorni dopo l’intervento, in piedi, senza catetere, esattamente come avevano previsto il giorno del ricovero. Sorretto dall’onnipresente Arianna (per fortuna che esiste) ho cominciato a misurare il corridoio, dapprima con piccoli passi incerti, poi sempre pi con sicurezza e stabilit칠. Non mi girava assolutamente la testa e quando stato il momento di “Siediti, adesso, che per stamattina abbastanza” ho debolmente protestato che gi訠 mi stavo divertendo. La mia ripresa lampo ha stupito un po’ tutti, me compreso, e ne ero euforico; anche se la saggia voce di chi ne ha viste tante, continuava a ripetermi: “Ricordati che hai subito un intervento chirurgico a cuore aperto, in arresto cardiaco e circolazione extracorpo-rea, non una semplice appendicite…”
Ormai tutto filava liscio. Una volta tolto il catetere vescicale, bisognava ricominciare a fare pip spontaneamente, “Senn bisogna rimetterlo”. No, no, no, ci mancherebbe altro. Allora ho cominciato a bere tantissimo, che il carburatore della mia auto al confronto sembra parco e misurato, fino a che la mia pancia, ormai gonfia, ha alzato bandiera bianca… E allora, come un’aurora che rischiara la notte, 첨 arrivata: dapprima qualche goccia timida timida, poi un piccolo fiotto incoraggiante, poi un leggero, ma continuo, ruscelletto beneaugurante. Anche questo scoglio era superato ed i miei reni avevano ripreso un’attivit pi che soddisfacente. E non era poco!

Sabato 14 Luglio.
Da quando avevo cominciato ad alzarmi dal letto, avevo potuto rivestirmi, lavarmi (che puzzavo come una capra), mangiare da seduto al tavolo, andare in bagno (da solo, ma con Ari di sentinella fuori), insomma avevo ricominciato a vivere decentemente; per quanto potesse essere decente la vita di un ricoverato. Continuavano, comunque, a somministrarmi roba e tutte le mattine veniva il Prof. Alfieri in persona a vedere se ero ancora vivo. Avevo ancora “l’orecchino” e gli elettrodi per l’ECG col transponder che non sapevo mai dove appoggiare. A proposito, una notte si precipita come una furia un’infermiera (saranno state le tre) in camera, accende la luce abbagliante svegliandoci di soprassalto, foss’anche scoppiata la guerra, “…NON ABBIAMO PIU’ IL TRACCIATO, NON C’E’ PIU’ IL POLSO…” No, ero ancora vivo, credo, ma si erano semplicemente scaricate le pile del trasmettitore!
Passeggiando su e gi๹ per “il Boulevard” (89 passi per 23 camere), stamattina incrocio una distinta signora che, col marito sottobraccio, percorreva con passo incerto come il mio il corridoio del reparto. Anche lei con un vistoso cerotto sul torace, “l’orecchino” ed i fili dell’cardiogramma penzolanti sotto la vestaglia. E’ bastata una piccola battuta che subito ci siamo messi a chiacchierare. Avevo voglia di socializzare, di uscire dal piccolo mondo della camera d’ospedale che mi aveva cullato e coccolato per quei giorni. Cos ho scoperto che “quella della 721” aveva avuto la mia stessa operazione, il giorno prima della mia, e che condividevamo pi o meno lo stesso passato riguardo alla patologia: entrambi ce n’eravamo accorti per caso, senza alcun disturbo; entrambi con la stessa valvulopatia alla mitrale, entrambi con lo stesso decorso post operatorio. Avevamo avuto lo stesso destino, o almeno diverse cose in comune, riguardo a quest’avventura e, adesso che il peggio era passato, ne potevamo parlare ridendoci sopra. Con l’assistenza e la complicit칠 dei rispettivi consorti, facevamo salotto finendo, noi quattro, a parlare della quotidianit e delle nostre cose di tutti i giorni. Ci siamo trovati ad uscire insieme (cio, ad andare insieme a fare le radiografie) e, quando siamo stati dimessi, lei prima di me, ci siamo scambiati le mail “cosਬ rimaniamo in contatto”. E lo siamo tutt’oggi, scrivendoci ogni tanto per scambiarci informazioni sulla convalescenza ed impressioni sul ritorno faticoso alla vita di tutti i giorni. Mi piace pensare di aver guadagnato un’Amica; sicuramente un bel ricordo all’interno di dieci giorni “difficili”. Ciao Gabriella.

Gli Amici. Domenica 15 Luglio.
Oggi domenica e, come immaginavo, l’attivit in reparto subisce un forte calo di intensit蠠. Ormai vado via spedito, non ho pi restrizioni alimentari e stamattina ho fatto colazione con cornetto e cappuccino (quello del bar, con la schiuma). Oggi un gran giorno perch騩 vengono a trovarmi fin qui a Milano i miei pi cari Amici. So che sono partiti presto da Bologna, per approfittare del fresco della mattina e l’arrivo previsto sar per la tarda mattinata. Dopo il solito “struscio” nel viale (sono sempre 89 passi per 23 camere), e data un’occhiata veloce al Corriere (lo portano gratis tutte le mattine), mi sono messo di vedetta gi頠 alle 10 e mezza, tanto le finestre della camera sono esposte all’ombra, di mattina. Qui dal settimo piano si gode proprio di una bella vista, l’aria ancora fresca e non c’ bisogno neanche del condizionatore, per adesso. Qui con me in camera ci sono i miei genitori che sono venuti venerd訬 a dare il cambio ad Arianna, che ne ha approfittato per fare una scappata a casa a vedere se tutto era tranquillo; tanto io stavo recuperando a vista d’occhio e tutto ci lasciava intendere che il peggio era passato. Ari, poi, sarebbe tornata dal suo amato maritino scroccando un passaggio agli Amici sopra citati, per cui non vedevo proprio l’ora del loro arrivo. La televisione continuava in sottofondo a diffondere le litanie della domenica mattina; mio padre continuava a sfogliare il giornale filtrando accuratamente le notizie sportive brontolando continuamente che c’era solo la cronaca milanese e mia madre tentava di completare lo schema di parole crociate cominciato un mese fa. Ma io, invece, ero vigile e attento: continuavo a fissare il punto dell’orizzonte dove supponevo sarebbero comparsi i miei Amici, guardando accuratamente tutte le persone che camminavano in un arroventato piazzale di un’infuocata mattina di Luglio.
…ed eccoli l. Da piccole formichine indistinte ecco rivelarsi, attraversando il piazzale, le conosciute forme dei miei Amici pi cari che sono venuti fin quass๹ al Nord per omaggiarmi della loro compagnia. E c’, con loro, pure mia moglie che era tornata a Bologna per “controllare casa”. Vedendoli mi sono subito prodigato in segnalazioni e saluti, con la testa fuori dalla finestra, che sembravo l’orsetto del tiro a segno, tanta era la gioia di rivedere quelle persone alle quali voglio un mondo di bene. Li voglio citare perch sono veramente persone eccezionali: i co-niugi Simonetta e Giordano, Marina e Umberto, Elvira e Marco.
Eddai …smettetela di chiacchierare e guardate in su, che ancora un po’ mi si stacca il braccio a furia di agitarmi… Non vorrete micca che mi metta ad urlare… Poi Ari, che sapeva qual era la finestra giusta, mi ha notato e salutato con la manina. In fondo, con loro, non ci vedevamo da solo una settimana, ma a me sembrava un secolo, tante di cose ne erano successe nel frattempo.
Abbiamo passato insieme un bel pomeriggio, quasi dimenticandoci il luogo ed il contesto in cui ci trovavamo. Quando se ne sono andati ero felice ma esausto: abbiamo fatto un po’ di casino, chiacchierato e visto il GranPremio in TV. Comunque non abbiamo passato il limite, visto che monitorato com’ero ancora, non si 詨 visto nessuno a brontolare.
La sera i miei sono ripartiti e, quando ci siamo salutati li ho visti decisamente pi sollevati.
p.s.
Oggi, domenica, a pranzo, mi hanno servito lasagne!

Ultimi esami. Luned 16 Luglio.
Stamattina 鬨 venuto il megaprof in visita che mi ha confermato la dimissione per l’indomani. Tutto stava procedendo per il meglio e, una volta avuto gli esiti degli esami di oggi, se tutto andava bene come previsto, non c’era alcun motivo per trattenermi oltre. E comunque ero ancora tutto collegato. Nel collo avevo ancora “l’orecchino” (chiamavamo cos il catetere venoso centrale con le derivazioni penzolanti che, essendo sul lato destro del collo, sembravano proprio una “simpatica” decorazione), l’accesso per la flebo nel braccio, i fili del pacemaker nella pancia e gli elettrodi wireless dell’ECG. Fortuna che ero depilato, perch quando sarebbero stati da togliere tutti quei cerotti, sarebbero stati momenti poco belli, per dirla in maniera elegante. Voi donne, pensando a quando fate la ceretta, avete tutta la mia solidariet쩠…
Ho chiesto in guardiola (ormai mi muovevo all’interno del reparto come di casa) se potevano liberarmi un po’, visto che all’indomani me ne sarei andato. Mi hanno detto che per motivi di sicurezza non potevano farlo fino alla dimissione; comunque avrebbero chiesto al medico. Infatti, verso met mattina sono venuti a togliermi il tubicino nel collo. Mi sembrava un’ottima notizia: quella era la via per somministrare farmaci in emergenza e se me la toglievano voleva dire che di emergenze non ne erano pi previste. O forse gli ho rotto talmente le balle…
L’operazione ๨ stata pi complicata del previsto, dato che all’interno del collo, per raggiungere la vena, c’era un “tubicino” bello lungo e anche bello grosso; e nono-stante sia stata fatta sdraiato nel mio letto in camera, stata quasi un piccolo in-tervento chirurgico. No, la cosa 騨 stata assolutamente indolore ed ha richiesto non pi di due minuti, ma vedevo bene la concentrazione dell’infermiera e dopo sono dovuto stare a letto immobile per un’oretta. Il mio orecchino, quasi gi mi mancava; ora avevo un ennesimo, vistoso, antiestetico, cerottone nel collo che, anche questo, fra qualche giorno, avrei dovuto strappare via!
Giornata piena: soliti prelievi, rilevazione dei parametri, elettrocardiogramma (ma come, non avevo ancora addosso l’ECG via radio?), dove c’頨 sempre un contatto che non va; radiografie al torace, che almeno andavo un po’ in giro per l’ospedale con le mie gambe e, nel pomeriggio, ecografia dove sapr definitivamente se il “ricamino” tiene. Per avere la conferma che l’ecografia sarebbe stata una “semplice” ecografia, e non una fastidiosa transesofagea, ho usato un semplice stratagemma: visto che sarebbe stata nel primo pomeriggio, ho chiesto se potevo mangiare a mezzogiorno; se mi davano l’ok, potevo stare tranquillo, visto che la TEE si fa con lo stomaco vuoto. Quindi, verso le due, mi hanno portato (ho scoperto che non si pu vagare da solo curiosando per reparti) a fare l’esame finale, l’ultima sentenza prima della libertⲠ. Stavolta c’era una dottoressa moooolto carina (Ari non essere gelosa) invece dell’austero dott. La Canna, vero guru della ecografia (le sue doti mi erano state narrate fin da Bologna) che me la fece appena ricoverato, prima dell’intervento. Altro segnale che non temevano risultassero complicanze. La dottoressa, guardando il monitor era estasiata: “Ecco vede, queste sono le sue corde nuove… Vede come sono belle, chiare, dritte ed elastiche…”. Io, senza occhiali non vedevo un bel niente, ma non glielo dissi, per non rovinarle il momento. Chiesi solo se poteva darmi una foto, che poi l’avrei fatta vedere ai nipoti.
Comunque, tornavo a Bologna, ma non a casa. Per interventi di questa portata, previsto un periodo di riabilitazione cardio-polmonare, che pu andare dalla settimana ai quindici giorni, da fare presso una struttura attrezzata. Io, gi負 prima dell’operazione, avevo deciso di fare questo iter all’Ospedale Bellaria, qui nella mia citt; dove c’ un reparto apposito …ed ਨ anche vicino a casa!
Il mio lettone ed il mio amato PC avrebbero dovuto aspettarmi ancora un po’.

Considerazioni.
Fino adesso non ho parlato della Riabilitazione. A torto, visto che viene ritenuta altrettanto importante della degenza per la chirurgia. Gi fin dalla prima visita mi avevano parlato del ricovero riabilitativo cardio polmonare e, visto che la mia cardiologa ci lavora, sapevo esattamente come si sarebbe svolto tutto il Programma.
Il primo giorno del San Raffaele, la fisioterapista, raccontandomi quello che sarebbe stato da l in poi, mi chiese dove pensavo di effettuare la Riabilitazione, prospettandomi alcune scelte fra le quali la Cardiologia dell’Ospedale Bellaria di Bologna che sarebbe stata proprio la mia prima scelta; e giଠ da allora si sarebbe interessata per organizzare il trasferimento da ospedale ad ospedale. L’ho sempre detto, bisogna partire informati il pi possibile per queste cose: la mia cardiologa gi mi aspettava, prima ancora che fossi operato…
Ci sono diversi siti, in rete, che parlano di questo, per esempio:
http://gennarinoborrello.jimdo.com/cosa-intendiamo-per-riabilitazione-cardiologica/

Trasferimento. Marted頬 17 Luglio
…E venne il gran giorno. Dall’entusiasmo avevamo gi fatto la valigia la sera prima, tanto non c’era niente di buono in TV. Appena sveglio sono venuti a fare i soliti controlli di routine, prelievo compreso (piccolo attimo di panico: ci mancava solo che all’ultimo momento fosse saltato fuori qualcosa che non andava). Gi ieri avevo un po’ di febbre; il termometro era in dotazione, ma nessuno mi aveva mai detto di usarlo. Io, invece, sentendomi “un po’ cosࠬ”, ieri, ho tirato fuori il provino e me lo sono messo.. ORRORE: avevo TRE linee di febbre! …Il giorno prima di tornare a Bologna!! Che faccio, chiamo l’infermiere o taccio per sempre? Ari, sempre pi razionale di me, mi ha “consigliato” (io sarei stato per l’omert pi頹 assoluta), di denunciare il caso; e cos, dopo otto giorni di degenza, ho scoperto dov’era il campanello di chiamata. Non ne avevo mai avuto bisogno e questo denota l’efficienza ai massimi livelli del personale di quel reparto. L’infermiere subito accorso, sentito che stavo “malissimo” mi ha guardato ed ha sentenziato: “Trentasette e tre? …TRENTASETTE E TRE???…Ti do un consiglio: vuoi stare meglio? Comincia per non provarti la febbre ogni mezz’ora, anzi, non provartela proprio!” E via che se n’ andato soffocando un risolino malcelato. Poi mi hanno spiegato che loro si preoccupano da 39 in su.
Tornando alla mattina, dopo la solita colazione e letto il giornale, 쨨 venuta la cardiologa a decretare la dimissione, non prima di avermi visitato per bene per l’ennesima volta. L’infermiere di ieri ha, con complicit, affermato, facendomi l’occhiolino di nascosto, che ero apiretico, senza febbre. Con l’OK della dottoressa e la sua firma sulla lettera di dimissione finiva ufficialmente la mia avventura milanese al San Raffaele. Il resto della mattina andato via veloce: mi hanno liberato degli ultimi “orpelli” rimasti (l’accesso per le flebo nel braccio, i fili elettrici del pacemaker, gli elettrodi dell’ECG, il tutto con relativi peluzzi strappati); mi hanno medicato il taglio della chirurgia, i buchi dei drenaggi e quello sul collo. Poi, dopo essermi finalmente vestito, mi sono sottoposto al rito ultimo che ਨ quello del “Taglio del braccialetto identificativo” col codice a barre che indicava inequivocabilmente che …ero io! Con la consegna della Lettera di Dimissione, il San Raffaele mi faceva capire che di me non ne voleva pi sapere.
Anzi, no, c’era da prenotare la visita di controllo, come ben specificato sul foglio allegato.
Adesso c’era solo da aspettare Il pranzo e poi, nel primo pomeriggio, come era stato organizzato dalla caposala, l’ambulanza, che mi avrebbe riportato nella mia citt, per essere poi ricoverato al Bellaria per la riabilitazione. Sapevo gi頠 che con la mia cardiologa ci saremmo visti in serata, visto che nel reparto che mi avrebbe ospitato, era di turno la notte.
Piccolo, ultimo, disguido. L’ambulanza per il trasferimento arrivata prima del pranzo! Ancora una volta in reparto si sono dati da fare per rimediare, trovandoci al volo qualcosa da mangiare per non affrontare il viaggio a stomaco vuoto. Quei ragazzi ci hanno veramente fatto stare bene, considerato tutto. Grazie di cuore anche a loro.
Consiglio.
Per gli accompagnatori dei malati; mia moglie nel mio caso (ma anche figli per i genitori, genitori per i figli, ecc.) si pu usufruire delle agevolazioni previste dalla LEGGE 53/2000 che, nel caso di assistenza al coniuge ricoverato, concede TRE giorni di permesso retribuito all'anno; oltre a tante altre condizioni. Basta farsi fare un certificato dal medico di base, e consegnarlo al datore di lavoro, dove viene specificata la motivazione, indicando espressamente la "LEGGE 53/2000", datandolo non pi貹 di sette giorni antecedenti o successivi alla data di inizio dei giorni richiesti e consegnarlo non oltre cinque giorni dal termine dei tre giorni stessi.
"La lavoratrice e il lavoratore, dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, hanno diritto a tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermit del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica della lavoratrice o del lavoratore medesimi."
In rete, come la solito, troverete tutte le info, se riuscite a districarvi nel Labirinto. Consultatevi sempre e comunque con chi ne sa pi di me. Accetto, come sempre da chiunque puntualizzazioni e approfondimenti.

Bologna, Ospedale Bellaria. 20 Luglio.
Il viaggio ๨ stato allucinante! All’arrivo dei barellieri, in camera al San Raffaele, io ero gi vestito di tutto punto: maglietta, pantaloni e scarpe. Quelli mi guardano e fanno: “…Noi abbiamo la barella, si vuole sdraiare?” Ma non ci pensavo nemmeno, potevo camminare e meno stavo su un letto, meglio era. Io volevo essere passeggero, non malato. Per cui, preso atto della situazione (con rapida occhiata accusatoria nei confronti della caposala – loro erano arrivati persino con la bom-bola dell’ossigeno), caricata la valigia sulla lettiga e salutati tutti, non senza un at-timo di commozione, ci siamo avviati con passo spedito verso il parcheggio delle ambulanze. Vi dir, uscire da quel reparto camminando con le mie gambe e vesti-to da omarello normale, ನ stata per me una vittoria esaltante, neanche avessi bat-tuto il record mondiale. Mi sentivo al settimo cielo e, nonostante siano passati so-lo nove giorni, mi sembrava di essere stato l un anno intero. Nove giorni promes-si e nove giorni sono stati!
In ambulanza, seduti dietro, io nella sedia del medico ed Ari nello strapuntino, era un caldo allucinante. Non si respirava, anche se il display dell’aria condizionata in-dicava bugiardamente 19 gradi e gli autisti hanno fatto tutto il viaggio coi finestrini abbassati. Non ci siamo nemmeno goduti il viaggio, visto che i vetri delle ambulanze sono opachi e da dentro non si vede fuori. Sapevamo dove eravamo guardando Google Map sul telefonino. Comunque i due erano abbastanza simpatici e, a met strada, mi sono sentito di offrire loro un caff젨 all’Autogrill, approfittando cos di fare pip.
All’arrivo all’ ospedale bolognese sono rimasti tutti allibiti: aspettavano un signore, in barella, pigiamato, con dispnea e debolezza, infatti il loro compito sarebbe stato quello di “tirarmi su”.
Ok, ero di nuovo in una camera d’ospedale, di nuovo in pigiama, di nuovo alle prese con prelievi e minestrine, ma era quasi una vacanza : ora tutto sarebbe sta-to in discesa, …o quasi.
Riabilitazione. 21 Luglio.
Riprendo qui il mio diario; a scrivere un po’ di ricordi e considerazioni sulla mia avventura appena trascorsa.
Sono qui, all’Ospedale Bellaria di Bologna e, da stamattina, si comincia a lavorare sul serio. Alla sveglia soliti prelievi, sia ematici che parametrici, solita colazione (siamo tornati ai livelli standard ospedalieri – caffelatte e biscotti secchi), solita toelette e solite pulizie in camera. A proposito di camera, non sono pi쬹 solo; una camera da tre letti e sono in allegra compagnia con due arzilli vecchietti abba-stanza simpatici. La convivenza si rivela abbastanza piacevole e a me viene subito affibbiato il ruolo del “cinno” (anche se ho ormai 51 anni) che io accetto bonaria-mente anche perch sono consapevole che “quei due” ne hanno passate molto pi詹 di me. Comunque nel ruolo di “ragazzino” ci sto bene e faccio fare a loro volentieri quello dei “vecchietti saggi” e che hanno una vita intera da raccontare, come probabilmente e dev’essere.
A met mattina faccio conoscenza con la fisioterapista, che, dopo esserci presen-tati e raccontati, mi porta gi蠹 in palestra per cominciare a muovermi. Ricorder sempre la faccia dell’infermiera che compilava la scheda: “…che intervento ha fat-to? …quando stato operato? …QUANDO???”. Mi guarda dall’alto in basso (quel giorno ero particolarmente “bello”Wink e mi fa: “…prof. Alfieri al San Raffaele, vero?”. “Di solito ad una settimana dall’intervento, i pazienti vengono gi⨹ in carrozzina!”. Mi sono sentito un Dio, ero decisamente l’unico sotto la novantina, ho drizzato la schiena, allontanato le spalle dalle orecchie (vecchie reminiscenze di Yoga), gon-fiato il petto e dentro la pancia. Se mi avessero misurato, sarei stato pi alto del solito di dieci centimetri! Svettavo decisamente; ma l’infermiera (l’altra), invece, mi continuava a guardare strano. Sguardo che, poi, ho interpretato come: “Ades-so vedi come ti riduci in fretta…”. Mi hanno attaccato i soliti elettrodi, provato an-cora una volta la pressione e messo su una bici a pedalare. E l mi sono “sgonfia-to” subito! I “vecchietti” di fianco a me (sbirciavo di nascosto i loro display) anda-vano via spediti che sembravano Pantani sul Mortirolo; io, invece, al minimo, ero gi鬠 in affanno e coi polpacci di burro. E l’infermiera continuava a dirmi di stare calmo, non esagerare e che per adesso andava bene cos. Tornati in camera mi sono buttato esausto sul letto col mio ego sotto le suole e i due, rincarando la do-se: “ …ma c’eri anche tu, in palestra? Non ti abbiamo visto!!!”. Giuro, d’ora in avanti manterr un basso profilo: bisogna mimetizzarsi per non dare nell’occhio e non fare brutte figure!
La mattina dopo ero pronto. Per fare allenamento avevo passeggiato lungo il cor-ridoio tutto il pomeriggio precedente, cercando di stare a letto il meno possibile: oggi sar철 la mia rivincita, tanto adesso ho capito come funziona. Gi in palestra la sessione di cyclette assomiglia pi ad una lunga tappa in pianura, piuttosto che alla salita di San Luca, breve ed intensa. Ero pronto: quei due, che assomigliavano sempre pi鹹 a Clint Eastwood e a Tommy Lee Jones nel film “Space Cowboy”, non mi avrebbero pi fregato; c’era da stabilire chi avrebbe conquistato la posizione dominante nella camera (con tutti i privilegi del caso, come per esempio, l’uso prioritario del bagno!). Ora vi far vedere io; sennonch鲩 …mi sono addormentato!
Mi ha svegliato di soprassalto la fisioterapista, quasi a mezzogiorno, che stavo so-gnando un bel piatto di maccheroni alla Norma e, senza neanche rendermi conto di quello che stava succedendo, mi ha scaraventato gi dal letto, maglietta e pan-taloncini, e caricato a forza sull’ascensore, talmente intontito che di quei macche-roni ne sentivo ancora l’odore. Arrivati in palestra mi sono accorto che ero ancora in ciabatte, senza neanche le mie amate scarpe da tennis. I due rivali stavano gi pedalando quando, secondo me complice degli arzilli compagni di camera, la fisio-terapista decide di “assegnarmi ad un gruppo”: “…tu oggi non fai la bicicletta ma ti unisci a loro per la ginnastica.” “Loro” erano una dozzina di distinte vecchiette, tutte oltre gli ottanta (ma l’et頠 di una signora si suppone in silenzio), nelle quali io ero l’unico maschietto, perdippi in ciabatte. Steve concentrati che qui rischiamo grosso! Cominciamo gli esercizi, piegamenti, stetching, ecc., e siccome ero l’ultimo arrivato, la “colonnella” mi sta addosso un casino. Io, per farle vedere chi ero, mi sono dato da fare, …troppo. Avevo gi la pressione bassa, non arrivava a 100, e cos頬 …mi sono ritrovato su una barella con gente attorno che cercava di farmi riprendere. “Fugace calo pressorio associato a sudorazione profusa di breve durata e risoltosi spontaneamente, verosimilmente in relazione ad esercizi eseguiti per la spalla dx” (quella che dovevo operarmi). Niente di grave, nulla di cui preoc-cuparsi, recuperato in fretta, ma ormai la mia sete di risalire la piramide gerarchi-ca della camera era “andata a farsi benedire”, come diciamo noi qui a Bologna per dirla in modo elegante. Ancora una volta ho dovuto aspettare tre quarti d’ora che si liberasse il bagno…
Ritorno a casa. Venerd 27 Luglio.
Ormai tutti i giorni erano uguali. Gi in palestra avevo ripreso a lavorare alla cy-clette e, col fiato, erano tornate anche le prestazioni. Stavo al passo con gli altri e mi ero conquistato un po’ di simpatia con un paio di battutine davvero esilaranti che erano da sempre il mio cavallo di battaglia. Mi sentivo un veterano e guarda-vo i nuovi arrivati con quel pizzico di superiorit칠 di chi ha gi vissuto, e metaboliz-zato, quell’esperienza. Con le infermiere ci “davamo del Tu” e con la fisioterapista si era instaurato un rapporto professionale (…ovviamente) molto produttivo; era preoccupata pi per la mia spalla (quella malandata) che per il cuore. In camera, avevo conquistato il posto di rango che mi competeva perch๩ ero riuscito, stu-diandoci su diversi pomeriggi, a risintonizzare il televisore che adesso riceveva correttamente Canale 5 e si sentiva pure l’audio! Ormai ero un mito, si era sparsa la voce, e arrivavano chiss da quale remoto reparto dell’ospedale per farmi met-tere a posto la radiolina, il telefonino, e tutte quelle diavolerie elettroniche assolu-tamente incomprensibili ai pi, ma che nelle mie mani riprendevano magicamente a funzionare. Per i consulti a domicilio mi stavo organizzando quando, una bella mattina, arriva la cardiologa e mi fa: “Gli esami vanno bene, mi scoccia farti stare qui il prossimo weekend, vuoi andare a casa?”
…VUOI ANDARE A CASA ??? !!!
Mancavo dall’ 8 di Luglio, venti giorni fa, e tu mi fai una domanda cos๬, a brucia-pelo, ad uno che appena stato operato di cuore, senza neanche portarti dietro il carrello col defibrillatore? Ti piace vincere facile eh? Mi avevano detto, i giorni precedenti, che mi avrebbero dimesso dopo aver tolto i punti dei drenaggi, luned o marted謬 prossimo; ma andare a casa oggi, venerd, che il pomeriggio mia moglie non lavora, per noi sarebbe stata una gran bella cosa. Sinceratomi che veramente sarei potuto andarmene dall’ospedale, definitivamente, risposi con solennit: “SI, LO VOGLIO!” Neanche fossi stato in chiesa di fronte all’altare…
Preparata in tutta fretta la valigia, che c’era un bel po’ di roba, avuta la lettera di dimissione, le raccomandazioni del caso e le indicazioni per i prossimi giorni (tanto sapevo per certo che avrei dimenticato sicuramente qualcosa), ho salutato, non senza un pizzico di commozione, i “miei” due nonnini e me ne sono uscito con passo meno sicuro di quel che speravo, verso la mia amata casetta (ed il mio amato PC, la mia amata TV, il mio amato divano…Wink.
No, tranquilli, mia moglie (GRAZIE DI ESISTERE) viene sempre prima di tutto, sempre e comunque; con quello che ha passato in questi giorni, VERAMENTE le devo la vita.
Arianna, ti amo.
La sera, dicevo 젨 venuto il medico per il Certificato. Oggigiorno, in casi come que-sti, col Certificato Telematico, diventa un problema farlo a casa del paziente. Era venerd sera (il sabato non c’ servizio) e, a domicilio, senza il computer dell’ambulatorio, questi certificati ancora non si riescono a fare, o almeno il mio medico ancora non 쨨 attrezzato. Perci, o ti fa un certificato preventivamente, “per telefono”, prima di lasciare l’ambulatorio (ma non sarebbe corretto) oppure, come ha dovuto fare nel mio caso, venuto dopo l’orario di visite, mi ha guardato in faccia, ⨨ tornato in ambulatorio, ha redatto e trasmesso il certificato col suo PC ed tornato per portarmi la copia col numero di protocollo da comunicare al lavo-ro. A volte, per semplificarci la vita, la tecnologia ha bisogno di un po’ di rodaggio.

Convalescenza.
I primi giorni sono passati via lisci, un po’ di TV, un po’ di PC, un po’ di REM (inteso come sonno), un po’ di girare seminudo per casa in cerca disperata di trovare qualcosa da fare, e con molti pensieri che cominciavano a far la fila nella mia testa aspettando impazientemente il proprio turno di consapevolezza.
Ari tornata al lavoro, visto il numero di giorni di ferie che ha dovuto consumare e sono solo in casa con mia suocera che, carinamente, si d訠 molto da fare e si preoccupa molto di farmi stare bene, ma pur sempre una persona anziana …e pur sempre una suocera!
Luglio un pessimo mese per cercare di riprendersi dalla batosta; mi hanno di-messo dicendomi di fare delle passeggiate all’aria aperta e stare fuori il pi訹 possi-bile: “Si trovi una bella panchina in un parco e un buon libro da leggere…”. Io penso che quel medico vivesse in un mondo fantastico tutto suo. Dovendo rispet-tare gli orari imposti dalle visite fiscali, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, tutti i giorni domeniche e festivi compresi, ditemi voi dove trovo in Luglio, con un’estate come quella di quest’anno che imperversa, in piena citt dove abito, il parco, la panchina, l’ombra ristoratrice, gli uccellini che cinguettano, il ruscello e tutte quel-le cose che esistono solo nella mente di quel dottore? Chiss se ha idea di cosa vuol dire uscire di casa, fuori dal cono protettivo dell’aria condizionata, alle due del pomeriggio con quarantatrࠩ gradi (misurati) all’ombra, nel deserto estivo pi assoluto in una citt cementifera e trafficosa dove non glie ne frega niente a nes-suno di un povero cinquantenne cardiopatico. Magari un buon libro da leggere l’avevo, ma uscire a cercare un po’ di aria da respirare era da coglioni. Mi diceva-no, “fai la valigia e vai da qualche parte su in collina…”. A parte che mia moglie aveva consumato giorni di ferie per venire a Milano dove mi sono operato (mica potevo andare da solo), a parte che avrei dovuto spostare il domicilio fiscale della convalescenza (e anche questo si pu頲 fare …con una buona dose di pazienza!), chi me li dava i soldi per la vacanza extra? Se la trasferta milanese, dal punto di vista sanitario era stata “coperta” dall’assicurazione sanitaria (UNISALUTE), per tutto il resto ci era costata “un papato”, come dice una mia amica siciliana; i biglietti dei treni, i pasti extra, la camera d’albergo che comunque avevamo prenotato e tutte quelle piccole cose che finisci per comprare un po’ per necessit, un po’ perch quando sei lontano da casa e non le hai a portata di mano “possono sempre servire”. Il centro commerciale nei sotterranei del San Raffaele, in questo senso, aiuta.
E cos੬, a dispetto di tutti quelli che cercavano di darmi consigli, me ne stavo chiu-so in casa i primissimi giorni, poi avevamo preso l’abitudine di uscire a fare quat-tro passi per il quartiere la mattina presto, appena svegli, prima che Arianna an-dasse al lavoro. La mezz’ora d’aria prima che le condizioni ambientali diventassero proibitive.
E intanto la mia salute e la mia tranquillit cominciavano a venir meno…
Una volta arrivato a casa, pensavo di potermi riposare, invece…
Sono stato dimesso il venerd e il lunedବ successivo ero gi di nuovo in ospedale: dovevo fare il primo prelievo per l’INR della TAO (tranquilli, col pulcino PIO non c’entra niente) e togliere i punti dei “buchi” dei drenaggi. Spiegazione: siccome durante l’intervento mi stato impiantato un “Anello Taylor” (una sorta di guarni-zione circolare per la tenuta idraulica della valvola) di materiale bio-compatibile, ma pur sempre artificiale, mi ਨ stata prescritta, per tre mesi, una Terapia Anticoa-gulante Orale (TAO), il famoso Coumadin che nel mio caso si chiama SINTROM, che dev’essere dosato in base al Rapporto Internazionale Normalizzato (INR) del Tempo di Protrombina. Insomma un giro di parole (e di sigle) per quantizzare la funzione di coagulazione del sangue, che dev’essere entro certi standard. In prati-ca, ti misurano l’INR per dosarti la TAO.
E il Pulcino PIO? Il Pulcino Pio non c’entra, ma se ho capito bene, il sangue tende a coagularsi attorno a tutto ci che trova di sintetico, per cui bisogna provvedere che ci non accada. Ecco perchⲩ, a quelli che hanno dovuto sostituire la valvola con una meccanica, devono fare questa terapia per tutta la vita.
Qui a Bologna, lato Ospedale Bellaria, funziona cos: ti presenti alle sette di matti-na, che ancora, senza caff, non ti ricordi nemmeno come ti chiami, e trovi gi쨠 una fila interminabile di “pensionati” (in senso buono, certo) che, non avendo niente da fare tutto il giorno, probabilmente sono l dalle quattro di mattina (neanche fosse il primo giorno di saldi dell’Ikea!). Eppoi, li senti chiacchierare che dicono: “Eh, ma noi non abbiamo fretta, micca dobbiamo timbrare il cartellino…”. Vabb, neanch’io devo timbrare il cartellino; per쨲 se almeno riuscissi a sedermi… Comunque sono veloci e viene presto il mio turno. “Buongiorno, io sono la prima volta che vengo”, riesco a farfugliare in un italiano da doversi vergognare; l’infermiera mi guarda con la faccia di chi ha appena visto un fantasma (la pros-sima volta, prima il caff), mi guida verso la postazione per il prelievo e poi, anco-ra col batuffolo incerottato nel braccio, vengo sospinto verso una sala d’attesa stracolma: “Vada l per la registrazione…”. Un paio d’ore dopo, al mio turno, entro per la registrazione e la dottoressa addetta mi dice che, essendo stato dimesso da quell’ospedale stesso, non c’era bisogno della registrazione! MACCHECCAVOLO, non potevate dirmelo prima… A volte hai la sensazione di essere preso per …i fondelli!
Dopodich謩, continuando nella stessa mattina, ritorno al reparto dov’ero ricoverato per togliere i punti. Luglio, finemese, reparto in chiusura per pausa estiva e successivo trasloco. Camere buie, letti smontati e qualche paziente ancora che vaga nei corridoi deserti come uno zombie, difendendo stoicamente il suo fortino. Ecco perch mi hanno dimesso cos in fretta! No, tranquilli, lo sapevo, e avevamo concordato il tutto consapevolmente, con la mia cardiologa: purtroppo non potevo rimandare oltre la soluzione del mio problema anche se andavamo pericolosamente vicino al periodo di pausa estiva. Anzi, la mia dottoressa si sentiva tremendamente in colpa per avermi dovuto dimettere, secondo lei, troppo presto. Dovesse capitarvi una storia simile alla mia, e avete la possibilit鬠 di poterla programmare, informatevi bene sulla tempistica prevista, considerando che avrete pi bisogno di assistenza “dopo”, che “durante”.
Comunque mi stavano aspettando e, visto che il reparto era semivuoto, avevo la capo-infermiera (quella pi brava)tutta per me. Togliere i punti 鹨 stato uno scher-zo, manco me ne sono accorto; e poi mi ha fatto una medicazione sul taglio chi-rurgico che neanche Vissani alle prese con una braciola avrebbe saputo fare di meglio!
Il mio problema, grosso, era comunque ancora presente: la mia pressione san-guigna, dopo la dimissione, era pericolosamente precipitata…
100 su 60. Questo era il mio massimo una volta tornato a casa. Ero entrato in pa-ranoia. Io, ex iperteso, che combattevo con la pressione alta da tempo immemo-re. Io, che guardavo la vetrina di Tamburini (famoso gastronomo salumaio-formaggiaio bolognese) come , da piccolo, guardavo la vetrina di Pesaro (altret-tanto famoso giocattolaio, meta assolutamente irrinunciabile della passeggiata in Centro di allora) coi lacrimoni, conscio che al di l del vetro esisteva un mondo dannatamente irraggiungibile.
Mi provavo la pressione ogni mezz’ora, e con due strumenti diversi! Ma erano solo numeri, non avevo sintomi strani, non mi girava la testa e non avevo vertigini; in-fatti i miei medici, interpellati, non se ne preoccupavano. Ma io si! Ancora una vol-ta mi ha aiutato Internet
(http://www.farmacoecura.it/malattie/pressione-bassa-ipotensione-sintomi-rimedi-gravidanza/)
dove si trova di tutto. Dal forum pieno di gente che ha i tuoi stessi problemi e ti spiega come conviverci, e allora ti convinci che NON STAI per morire; dal super-esperto-mega-luminare che ti racconta che sintomi esattamente come i tuoi (ma guarda caso) sono indice di una gravissima rarissima malattia da non sottovaluta-re assolutamente, e allora ti convinci che STAI per morire; dal santone asceta profeta della trascendenza che ti vuol vendere la pozione magica, panacea di tutti i mali, passati presenti e futuri, anche quelli del tuo vicino, e allora ti convinci di essere preso per il c…lo! Ecco, il Web, di cui oggigiorno non se ne pu piಹ fare a meno, in questi casi, soprattutto per quanto riguarda sanit, sintomi e malattie, va preso con MOLTA sagacia, a piccole dosi, mantenendo sempre la lucidit ne-cessaria e la capacitࠠ del discernimento proprie delle personcine a modo. La salute una religione soggettiva, individualista, che ci appartiene nel modo pi intimo e personale. Va bene informarsi e confrontarsi, ma la cosa migliore 蹨 parlare dei problemi che ci tormentano con qualcuno custode della nostra fiducia che ci co-nosce bene e che ci segue da una vita intera. “Una visitina dal tuo medico, …no?”
A proposito di automisurazione della pressione del sangue, ho scoperto che ci so-no regole ben precise riguardo come fare:
(http://www.pressionearteriosa.net/documents/common/LIBRARY-LINEEGUIDA-SIIA-MISURAZIONE-PRESSIONE-ITA.pdf)
ed buona norma annotarsi sempre i risultati misurati comprensivi di orario e si-tuazione “contingente” (stato di salute, posizione, digiuno, ecc.).
Insomma, la pressione bassa era il MIO problema. Ho rotto talmente le scatole al-la mia cardiologa che subito si preoccupata di ricevermi e visitarmi, anche se mi aveva dimesso lei stessa una settimana prima. E siccome 訨 una persona scrupolosa e responsabile (ce l’ho e me la tengo!) mi ha fatto anche un’ecografia; cos, tanto per passarci il tempo… Ovviamente niente di rilevante, considerato che solo una ventina di giorni prima ero in sala operatoria, ma io stavo DECISAMENTE pi tranquillo. Non c’침 niente di pi devastante, psicologicamente, quando si teme di avere un problema, che starsene con le mani in mano a pensare …e pensare …e pensare. Mi ha prescritto un integratore ricostituente e un po’ di ferro “perch forse sei un po’ anemico, anche se guardandoti sotto le palpebre non si direbbe”. Un’altra pillola da aggiungere alla dieta…
Due mesi dopo. Marted马 11 Settembre.
Lo so, oggi l'11 Settembre, data funesta che tutto il mondo ricorda con dolore, ed anch'io mi associo, ovviamente. Ma per me, oggi, permettetemi di farlo, un giorno che voglio festeggiare: sono due mesi esatti che sono stato operato al cuore. E, visto che la ripresa sta andando a gonfie vele, tornando sempre pi訹 ad una vita normale, mi faccio i complimenti da solo e mi auguro, e vi auguro a tutti voi, TANTA SALUTE e TUTTO IL BENE POSSIBILE. Che la mia e la vostra vita prosegua SEMPRE nel migliore dei modi possibili. Vale sempre la pena di festeggiare qualcosa, anche nei giorni pi bui...
  e   piace questo.
Antonio Mendicino
Ciao Stefano..... hai fatto proprio bene a creare questo diario! Secondo me importante raccontare agli altri la propria esperienza, le proprie emozioni ed i propri successi! Noi operatori del settore sappiamo bene che dinnanzi a noi ci sono degli uomini ai quali dobbiamo dare il massimo, alcune per...
Vanna Zagheno
leggendo mi sono venuti i brividi, ho rivissuto il mio percorso........c' da dire che siamo tosti " noi operati al cuore " !!!!!
Mauro Di Marino
Salve Stefano! Complimenti per il suo blog... e' una bella iniziativa !
massimo zompetti
Complimenti per il racconto , modificando luoghi personaggi e interpreti un po quello che abbiamo vissuto tutti . Perfortuna ci sono tanti Prof. Medici Cardiologi Infermieri Fisioterapisti in gamba che ci accudiscono amorevolmente e professionalmente .
Luigi Di Martino
Salve Stefano, le faccio i miei pi sinceri auguri innanzitutto e poi complimenti per quello che ha scritto le fa onore..
enio
anch'io sono stato operato al cuore, avevo l'unisalute con la ditta dove lavoravo, ma ho fatto l'operazione con la mutua all'ospedale di Monza col dottor Paolini (un grande). Sostituzione della valvola aortica, operazione nel 2002 durata un bel p, mi pare 4 ore circa con esito positivo. Oggi quella ...
Angelina
Ciao a tutti sono nuova in questo social network vorrei potermi mettere in contatto con chi è stato o ad un aneurisma aorta ascendente perché sono prossima all'operazione grazie
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